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Edizione 1999 – Cenerentola

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Trama

Trama raccontata dai personaggi

ANGELINA

Cari bambini,
io sono Angelina, un tipino allegro e spensierato, mi piace ballare, cantare, travestirmi e burlarmi con garbo degli sciocchi e dei vanitosi.
La mia canzone preferita è “Una volta c’era un re”; la canto sempre anche per far arrabbiare quelle due oche delle mie sorellastre, che detestano questa filastrocca. A me piace tanto!
Fra me e quelle due non corre molta simpatia. Da quando la mia mamma non c’è più, nessuno mi difende dalle loro cattiverie e da quelle del loro papà Don Magnifico. Ah sì, tanto vale che ve lo dica, quei tre mi hanno messo a sgobbare, sempre a lavare, pulire, cucinare, badare al camino. Sono così sporca di cenere che mi hanno soprannominato Cenerentola. Ehi, ma voi questo nome lo conoscete benissimo, vero? Ma sì, sono proprio quella, però papà Rossini, quando mi ha inventata, non ne ha proprio voluto sapere di scarpette di cristallo, zucche che si trasformano in carrozze, fatine con la bacchetta magica.
Ora vi voglio raccontare come papà Rossini mi ha immaginata …Oh scusate, anche gli altri personaggi di questa storia vogliono presentarsi, che scocciatura! Calma, calma c’è posto per tutti in queste pagine, va beh io frattanto canto la mia canzoncina: “Una volta c’era un re…”

DON MAGNIFICO

Salute a tutti io sono Don Magnifico, Duca e Barone di Montefiascone, sono un personaggio veramente antipatico e vanitoso, però, chissà perché, faccio sempre ridere. Mi gonfio, sapete, come un tacchino alla sola idea che una delle mie due figlie, le mie perle adorate Clorinduccia e Tisbetta, possa un giorno diventare regina. Infatti Ramiro, il Principe di Salerno, deve trovarsi una moglie e io sono sicuro che una delle mie piccioncine riuscirà a beccarselo. Non l’ho mai visto di persona questo bel principotto, ma per me può anche essere il mostro di Lochness, basta che porti in questa casa oro, ricchezze e pompa magna. Avrò sempre al mio comando servitori, cameriere, bignè, pasticcini e tanti litri di vino che mi ci potrò fare una piscina. Ho già l’acquolina… Oltretutto mi farebbe proprio comodo imparentarmi con un principe. Sto passando certi guai, cari miei!
Eh sì, infatti dovete sapere che metà del mio palazzo è già crollata, mi piove dentro il letto, spifferi dappertutto. Ho speso tutti i soldi per riempire quelle due amabili gallinelle di nastri, pomate, guanti e diamanti. Meno male che ho rubato anche i soldi a Cenerentola, lei però non lo sa, né lo deve mai venire a sapere. Che resti fra la cenere immonda quella ragazzaccia sguaiata e covacenere!

TISBE E CLORINDA

Cenerentola, presto i miei diamanti, le mie gemme, i guanti, i nastri, le pomate. Oh cielo, ci sono i bambini che ci stanno osservando. Beh, che avete da guardare? Siamo proprio noi, le perfide sorellastre di quella gatta morta di Cenerentola, le inimitabili, favolose, superbissime Clorinda e Tisbe.
Il nostro papà Barone, che ha un gran testone, ha pensato bene di darci in moglie al Principe Ramiro: a noi, come al nostro paparone, non ci interessa molto che sia bello e buono questo Principe, basta che sia ricchissimo e che ci riempia di regali. Certo, noi siamo in due, lui una sola dovrà scegliere: sarà una lotta dura, e la combatteremo fino all’ultimo nastro.

RAMIRO E DANDINI

Io sono Ramiro, Principe di Salerno
– e io sono Dandini il cameriere.
Anche se io sono nobile e tu plebeo, insieme ci divertiremo sempre a scherzare e a travestirci per vedere che faccia fa la gente alle nostre burle.
L’ultima che abbiamo fatto, dietro consiglio del mio maestro Alidoro, è stata proprio buffissima, e tutto alle spese di quel tonto di Don Magnifico e di quelle oche di Clorinduccia e Tisbetta.
Dandini si è travestito da principe e io da scudiero. Tutti si sono buttati ai piedi di questo falso principe , omaggiandolo e riverendolo come un re e a me per poco non mi hanno preso a pedate nel sedere. Solo una ragazzina che lavora da loro, sporca di cenere, ma con un sorriso meraviglioso e due occhioni che sembravano stelle, mi ha mostrato simpatia e fiducia. Ma chi sarà questa fanciulla così trasandata eppure nobile di sentimento, assai più bella agli occhi miei di quelle due galline spennacchiate piene di gioielli e piume?
Intanto Don Magnifico e le sue figlie stanno intorno a Dandini, non vi dico come se lo coccolano, come lo riempiono di complimenti. Buon consiglio mi hai dato, Alidoro! Vestito così semplicemente da servitore capirò meglio cosa c’è nel cuore di ciascuno.
Io Dandini, per un giorno faccio il principe! E chi li ha mai indossati dei vestiti così ricchi e quanto mi scodinzolano tutti intorno! Questa è la volta buona che invece dei soliti avanzi, di pulire e spazzolare gli abiti del mio vero principe, di muovermi sempre a piedi che mi vengono dei calli enormi, finalmente per un giorno, un giorno soltanto, mi riempirò la pancia di torte, fagiani arrosto, cannelloni, funghetti prelibati. Che gioia, eh già. Ma c’è anche ahimè il rovescio della medaglia. Non sapete come mi ronzano intorno Clorinda, Tisbe e Don Magnifico, sono come mosche intorno ad una fetta di pane e miele. Non li sopporto proprio. Il vecchio ha delle pretese assurde, vorrebbe diventare mio consigliere in tutto e si è pure scolato mezza cantina del palazzo reale, piena di vini e liquori. Quelle due poi non mi danno un attimo di respiro, litigano in continuazione, sono veramente insopportabili. Non vi dico la faccia che hanno fatto quando ho detto loro che una sola me ne potevo sposare, mica tute e due, e l’altra l’avrei data al mio scudiero “Mai e poi mai! Andare in sposa a un puzzolente scudiero, con quell’anima plebea, con quell’aria dozzinale!! Mi sento morire alla sola idea…”. Che tonte! Se solo sapessero chi dei due è il vero principe , penso proprio che cambierebbero idea.

ALIDORO

E sì, sono l’ultimo personaggio, ma da me dipendono i destini di tutti gli altri. Ho fatto bene a travestire quei due, ci sono cascati in pieno Don Magnifico e le sue figlie. Poi mi piace quella povera Cenerentola, è un tipo in gamba e ha un gran cuore. Pensate che una volta mi sono travestito da mendicante e ho bussato alla loro porta per chiedere la carità: le due sorelle mi hanno cacciato, mentre Cenerentola, che già aveva pochissimo da mangiare, mi ha dato metà del suo pane. Povera piccola, in balia di quella brutta gente. E’ proprio lei, con la sua bontà e la sua innocenza, che voglio diventi la sposa del mio caro allievo Ramiro.
Ma se ne è accorto lui stesso che Cenerentola è speciale, a lei non importa nulla delle ricchezze e dei gioielli, vuole anche lei un ragazzo carino, semplice nei modi e affettuoso e il mio Ramiro è proprio giusto per lei.

Note di Regia

Come già sapete papà Rossini non è molto interessato alle magie, ma io un po’ magico lo sono lo stesso. Trasporto Cenerentola con un meraviglioso vestito alla festa che si fa a palazzo e vedremo la faccia che faranno gli altri al cospetto di questa bellissima dama, così simile alla povera sguattera di Don Magnifico: proprio lei conquisterà il cuore di tutti i presenti. Anche Dandini ne sembra innamorato.
Quelle due schiumano di rabbia, Don Magnifico si è talmente ubriacato alla festa da non capire nulla e Ramiro non ha occhi che per lei. Neppure a lui ho rivelato che la splendida fanciulla comparsa misteriosamente alla festa e la Cenerentola che aveva conosciuto prima sono la stessa persona.
Però, uhm… secondo me Ramiro sta cominciando a intuire qualcosa, bisogna trovare uno stratagemma, ma non può essere quello della scarpetta di cristallo, se no papà Rossini mi licenzia dalla storia. Vediamo Cenerentola come se la cava: “Tu non puoi sapere chi sono, né il mio nome, né dove abito! Prendi questo braccialetto di diamanti, mio bel scudiero, e cercami, cercami per tutti i villaggi, i paesi e gli stati che vuoi; io avrò un uguale braccialetto al polso destro, e allora, se non ti spiaccio, solo allora diventerò la tua sposa”. Hai capito questa ragazzina quanto è sveglia, prima di tutto non gliene è importato niente di Dandini, della sua corte e delle sue ricchezze, ma ha fatto capire al giovane scudiero di essere anche lei innamorata di lui. Poi lo vuole mettere alla prova, eh già mica si può avere subito in sposa una ragazza bella, virtuosa, carina e intelligente così su due piedi. Bisogna girare mari e monti per conquistarla. Ho già uno stratagemma pronto. Voltate pagina e vi farò vedere come è andata a finire la storia. Il vero Ramiro si è ripreso i suoi vestiti da principe, Dandini si è rimesso quelli da cameriere (non vi dico la faccia che ha fatto Don Magnifico quando l’ha scoperto!) e cavalcano tutti e due al galoppo nella carrozza reale, cercando quella misteriosa fanciulla col braccialetto al polso destro.
Con un piccolo trucco, durante una notte buia e tempestosa, ho fatto rompere la carrozza proprio davanti al palazzo mezzo scassato di Don Magnifico e con quella pioggia, quel vento e quei fulmini, il mio principe e il suo servo hanno dovuto per forza chiedere ospitalità.
Cenerentola, seguendo l’ordine di Don Magnifico di portare l’unica sedia buona di tutta la casa al principe Ramiro, rimane di stucco quando riconosce nel bellissimo giovane il suo amorosissimo scudiero: vorrebbe fuggire, ma “Fermati!” le grida lui “Ecco il braccialetto al polso destro, compagno gemello di quello che mi hai dato alla festa. Dunque sei tu la bella misteriosa, che gioia è questa. Vieni a regnare con me”. Mentre Don Magnifico, Tisbe e Clorinda si rodono il fegato dalla rabbia e dalla mortificazione, Cenerentola, anzi chiamiamola col suo vero nome, Angelina sale sul trono col suo bel principe, cantando a squarciagola la sua felicità e il suo amore.

La fiaba di Cenerentola: note sull’elaborazione musicale

Riduzione… Elaborazione… Strumentazione… Quale termine riesce a descrivere con più efficacia il tipo di intervento svolto su La Cenerentola? L’originale rossiniano passa le due ore e mezza, noi galleggiamo sui novanta minuti scarsi; nella sparuta combriccola di strumentisti che rimane dell’orchestra notiamo che accanto all’oboe troneggia una batteria con tanto di charleston e guiro; dall’altra parte, vicino ai violoncelli, un filo elettrico alimenta una tastiera elettronica. Che razza di operazione è stata fatta? Che direbbe l’Autore?
In tutta sincerità, finalizzando il lavoro a una platea infantile, mi sento di affermare di non aver perpetrato alcun tradimento. Colorato, reinventato, sì, ma non tradito. Certo, il tutto da comico è diventato magari un po’ grottesco, alcune scelte possono essere state un po’ forti, però occorre ricordare che non si tratta di un’operazione per adulti, né tanto meno per puristi o filologi. Non era questo l’intento né è questa la sede appropriata. Trovarsi in un teatro con centinaia di bambini che cantano a squarciagola “O figlie amabili” e seguono l’evolversi della trama commentando questo o quell’evento (non certo solo mentalmente) pone problematiche radicalmente differenti dalle velleità filologiche, anche le più elementari. Può allora sembrare più importante scandire il ritmo dei loro interventi corali con un wood-block o con un piatto sospeso (strumenti con cui tra l’altro probabilmente hanno avuto esperienze dirette – seppur nel desolato panorama della educazione musicale italiana dove il pedagogo è pioniere) piuttosto che chiedersi se cominciare il trillo dalla nota reale o da quella superiore. Inoltre, evocare i timbri di campane reali quando Don Magnifico ne parla, scatenare con la tastiera elettronica tuoni e cannonate nel momento in cui la scena lo richiede o sottolineare con un rullo di tamburi lo svelarsi di Cenerentola sono sì atteggiamenti di un eclettismo “spinto”, ma potrebbero (e dovrebbero) stimolare in classe alcune riflessioni sui timbri, sull’orchestra e magari anche su Rossini (non ha forse scritto un duetto di gatti?).
Il lavoro svolto va visto quindi in un’ottica tutta didattica. Mediante il timbro e talvolta anche la contaminazione stilistica si è cercato di rendere i colori più vivaci, si è cercato di realizzare quasi dei “disegni animati” acustici. Ma Angelina non è stata tradita.

Carlo Ballarini