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Edizione 2003 – Orfeo e Euridice

Trama

Atto primo
La scena si apre sulla cerimonia  funebre per la defunta Euridice. Il suo sposo, il cantore Orfeo, interrompe i canti del coro per invocare  il nome dell’amata. Arriva Amore che, impietosita annuncia a Orfeo che Giove acconsente che si rechi all’Ade per placare coi suoi canti le divinità infernali.; potrà riavere Euridice se si impegnerà a non voltarsi mai per guardala e non le  rivelerà mai questo giuramento.

Atto secondo
Giunto all’Ade, Orfeo comincia a cantare rivolgendosi alle Furie ed agli Spettri che piano piano si dileguano lasciandolo entrare. Mentre incantato orfeo si sofferma ad ammirare le bellezze che lo circondano, un coro di eroine conduce Euridice al suo cospetto.
Egli, fedele al giuramento, senza guardarla, la prende per mano e la porta via con sé.

Atto terzo
Dalle tenebre, Orfeo conduce Euridice verso la luce: Egli risponde evasivamente alle sue domande e continua ad evitare di guardarla. Ella però, dopo un duetto appassionato costringe il consorte a guardarla e muore, perduta per sempre.
Disperato, Orfeo intona il suo canto di addio “che farò senza Euridice” pensando di darsi la morte a sua volta.
Interviene Amore che intercede presso gli dei che alla gli restituiranno Euridice.
In un magnifico tempio dedicato ad Amore si celebra la festa in onore del lieto fine.

Personaggi

ORFEO

Prendete la vostra canzone preferita, quella che vi fa battere il cuore, pulsare le vene, sognare l’anima. Prendetela e sparatevela in cuffia a tutto volume. Bene. Ora, chiudete gli occhi e lasciatevi andare. Com’è? Bello, no? Bene. Procediamo. Visto che siete rilassati, ne approfitto per verificare il vostro grado di istruzione: chi ha inventato la musica? Chi l’ha suonata per la prima volta? Va beh, per oggi rispondo io, vi vedo troppo presi lì in cuffia a dondolarvi al ritmo del vostro “pezzo” preferito. L’inventore di una delle cose più gioiose e perfette che ci è dato di avere è Orfeo. Orfeo è figlio di Apollo e di Calliope. Apollo è il dio della bellezza, della grazia, della poesia, dell’arte. Calliope è la musa, colei che ispira i poeti, i musicisti, i pittori e gli artisti tutti. Ma da una madre così e da un padre così non poteva che nascere il più grande cantautore della storia! Il padre gli regalò una lira. E che cos’è una lira? Facile: è l’antenata della chitarra. La madre gli regalò perizia e abilità: come suonava Orfeo neanche gli Dei se lo potevano immaginare. Orfeo era bravissimo. Il suo canto e il suo suono erano nettare dolcissimo alle orecchie dei mortali, il suo canto e il suo suono sapevano ammansire le belve più feroci, sapevano cancellare i dolori più cocenti… in breve erano gioia e consolazione per tutto il creato. Orfeo ebbe una vita lunga e tormentata. Si sa che più sei bravo più c’è un dio o un uomo che si accanisce contro di te. Quando morì, i greci gli dedicarono un grande tempio. Orfeo non c’era più, certo, ma la sua musica restava. Perché la musica è armonia eterna, sa resistere all’usura del tempo, al disordine del cosmo. Ed ora che magari il vostro “pezzo” è appena finito, non dovete fare altro che rimetterlo da capo e riascoltarlo. Riascoltatelo tutte le volte che volete: Orfeo è con voi!

EURIDICE

Avete mai visto da vicino una ninfa? Probabilmente, no. Però se avete visto Il signore degli anelli magari avete presente la regina degli elfi: quella fanciulla bellissima, vestita di bianco, che aiuta Frodo a resistere al signore del male, quella con gli occhi blu e dei meravigliosi capelli biondi lunghi lunghi e labbra color di rosa. Beh, magari l’avete vista, magari no. Fa niente, voi seguitemi lo stesso, ok? Entriamo dentro ad una foresta: alberi alti alti, edera, rampicanti vari, radici che spuntano potenti dal terreno, muschio e un laghetto che si apre davanti a voi. Vi sedete sulla riva e riposate. Poi, forse per la stanchezza, forse per un incantesimo, vi addormentate. Al vostro risveglio, la luna si specchia nell’acqua: è notte. Una brezza leggera sfiora il vostro viso, ed è piacevole. Alzate lo sguardo e la vedete: bellissima, si sta tuffando. Ora nuota verso di voi… è vicina… esce dall’acqua… vi guarda e vi sorride… accidenti, ma quanto è bella? Ecco, state vedendo una ninfa dei boschi, magari lei, proprio lei, Euridice in persona. Euridice è la magnifica sposa di Orfeo. Se Orfeo è l’armonia delle note musicali, Euridice è la potenza dell’amore e della passione erotica. Insieme sono due sposi divini. Solo che Euridice fa girare la testa a tanta gente ma proprio tanta, troppa. Tra questi spasimanti c’è n’è uno che proprio non si rassegna: Aristeo è il suo nome, allevare le api è il suo mestiere. Un giorno Aristeo cerca di inseguirla nel bosco, Euridice scappa. Aristeo la insegue, Euridice scappa. Scappa, scappa, scappa… track… inciampa su una radice e cade. Aristeo si spaventa e fugge, teme, diciamo, di aver esagerato. Euridice, a dire il vero, sta benissimo solo che all’improvviso spunta, non si sa come, non si sa da dove, una vipera che le punge il polpaccio. A quei tempi non esistevano rimedi contro il veleno. A quei tempi se venivi morso eri spacciato. Euridice, dunque, è spacciata. Euridice, dunque, muore. Orfeo si dispera. E noi? Beh, noi ci chiediamo tutti: potrà Orfeo grazie alla sua musica muovere a pietà gli dei e riportare in vita la sua sposa? Non ci resta che aspettare, guardare e sperare…

EROS

Non ha bisogno di presentazioni il ragazzaccio più famoso di tutto l’Olimpo. Ma sì, il fanciullino paffuto- e furbetto, quello che porta sempre con sè arco e freccia… riccioli biondi, guanciotte arrossate, sorrisetto falsamente angelico… il pestifero figlio di Venere, la dea della bellezza. Circa suo padre girano voci discordanti e, in verità, alquanto imbarazzanti: chi dice che sia Zeus in persona, chi Ares (il dio della guerra), chi Ermes (il messaggero degli dei); la madre tace sull’argomento e guai a chi si azzarda a chiederglielo… quanto al piccoletto, beh, ad essere sinceri non gliene importa un accidenti di chi sia il padre: ha ben altro a cui pensare! Tra tutti i dispettosi, lui è il più dispettoso. Passa il tempo a tirare frecce dritte dritte al cuore dei mortali, ma vi assicuro che non risparmia neanche gli dei; e poi se ne resta lì, a godersi lo spettacolo che, immancabile, ogni volta si dispiega ai suoi occhi… e si sbellica dalle risate! E certo, perché le sue frecce sono irresistibili pozioni d’amore e di passione. Chi è colpito dai dardi di Eros, cade a peso morto nell’amore… e gli innamorati fanno crepare dal ridere… non ci avete mai fatto caso? Quando non si diletta a far innamorare a destra e sinistra, senza alcun criterio, senza alcun discernimento, Eros combina un sacco di pasticcetti con i suoi amici. Ruba frutti proibiti, insegue ninfe illibate, legge letteratura illecita, ruba chiavi magiche, nasconde gli occhiali a Zeus (il quale senza occhiali non vede nulla), gioca a nascondino tra le nuvole, bara a carte, mangia l’inverosimile e beve senza ritegno. Venere si dispera e cerca di punirlo ma non c’è niente da fare, il ragazzo è inarrestabile. Capita che Venere preghi Zeus affinché affidi al figlio compiti di responsabilità; spera, in tal modo, di responsabilizzarlo. Ma fino ad ora i risultati sono stati sempre scarsissimi. Il fanciullo finge di obbedire e poi combina sempre un qualche casino. Insomma, se non fosse che è un Dio, farebbe venire in mente Benigni, Totò e Grillo, tutti e tre insieme in un’unica persona… mica male, eh?