Home / Edizioni Precedenti / Edizione 2004 – Elisir d’amore
Edizione 2004 – Elisir d’amore

Scarica la locandina dello spettacolo Qui

Trama

L’azione si svolge in un villaggio nel paese dei Baschi.
Atto primo. Nella fattoria di Adina. Sotto gli alberi si riposano ragazze e mietitori. Adina legge ai presenti la storia di Tristano che, innamorato di Isotta e da lei respinto, riuscì a farsi riamare ricorrendo a un filtro amoroso. Nemorino, giovane e timido innamorato di Adina, sospira.
La ragazza non dà retta alle sue attenzioni; è incostante e capricciosa e sembra preferire la corte del presuntuoso Belcore, sergente della guarnigione. Sulla piazza dei villaggio intanto arriva il dottor Dulcamara, un vero ciarlatano, che, per la modesta cifra di uno zecchino offre un toccasana, una bottiglietta di un liquore che, a suo dire, pone rimedio a ogni male o dolore, ridona vigore giovanile ai vecchi e procura amore ai giovani.
Ricordando la storia narrata da Adina, si riaccendono le speranze di Nemorino. Il dottore gli garantisce che il favoloso elisir farà cadere ai suoi piedi Adina, nel tempo di ventiquattr’ore al massimo (il tempo ovvia,mente per il dottore di lasciare il paese). Nemorino, ingenuo, è tanto sicuro dell’effetto del liquore che cambia completamente umore e atteggiamento nei confronti della ragazza. Ride e scherza in presenza di Adina senza più curarsi di lei, quasi gli fosse divenuta indifferente.
Adina, sorpresa e indispettita, accetta per ripicca la corte di Belcore e la sua proposta di matrimonio. Anzi, decide di sposarlo subito, poiché la guarnigione deve lasciare il paese la mattina dopo. Tutti sono invitati alla festa di nozze: amici, contadini e il dottor Dulcamara. Ripiombato nella disperazione, Nemorino supplica la ragazza di aspettare almeno ventiquattr’ore (il tempo che l’elisir faccia il suo effetto), ma Adina è irremovibile.

Atto secondo. Alla fattoria si stanno facendo in gran fretta i preparativi per le nozze e per il successivo banchetto. Nemorino ricorre a Dulcamara per chiedergli come si faccia per farsi amare subito: semplice, un’altra bottiglia di liquore (il dottore pensa di svignarsela subito dopo). Ma Nemorino non ha più soldi per procurarsela. Accetta allora la proposta che gli fa Belcore: si arruola all’istante per ricevere il compenso d’ingaggio di venti scudi. Con questi compra la seconda bottiglia del filtro magico.
Nel frattempo si è sparsa in paese la notizia di una ricca eredità che lo zio di Nemorino gli avrebbe lasciato morendo. Egli non ne sa ancora nulla. All’improvviso si vede circondato e corteggiato dalle ragazze del paese; pensa subito che l’elisir abbia cominciato a fare i suoi effetti. Ma a questo punto esplode la gelosia di Adina, che si rende conto di essere davvero innamorata di Nemorino, a prescindere dall’eredità.
Scopre da Dulcamara la storia dell’elisir e il sacrificio compiuto da Nemorino con l’arruolamento. La vicenda si mette così sulla strada dei lieto fine. Nemorino, che ora è ricco, può anche riscattare l’impegno di arruolamento e riprendersi la libertà. Il quadro si completa con il dottor Dulcamara che fa affari d’oro: ora si è sparsa voce che il suo elisir d’amore è infallibile.

IL NOSTRO ADATTAMENTO

Gli atti in cui si divide l’opera originale sono due. Il nostro adattamento non prevede interruzioni.
Per contenere la durata dello spettacolo entro limiti godibili da un bambino, diciamo l’ora e un quarto, è necessario operare una selezione rispetto all’originale. Le rinunce sono sempre sofferte. Ma, ripetiamo, l’obiettivo di Opera Domani è di far prendere a bambini e ragazzi una prima confidenza con l’opera, e far nascere in loro proprio il desiderio di tornare a vederla e ascoltarla: a teatro se possibile, ma anche in videocassetta, o in disco. Solo se si sarà impressa nella loro memoria come un’avventura suggestiva, si può sperare che andare all’opera diventi parte dei loro interessi futuri, vicini e lontani. E allora anche l’ascolto di una versione integrale potrà finalmente contare su una sufficiente motivazione.
Felice Romani, l’autore del libretto, ha ambientato la vicenda dell’Elisir d’amore in un villaggio contadino della Normandia. Il libretto contiene, com’era usanza, tutta una serie di didascalie, pensate come altrettanti suggerimenti per chi deve mettere in scena lo spettacolo. Per esempio, la prima scena è introdotta da questa didascalia:
Il teatro rappresenta l’ingresso d’una fattoria. Campagna in fondo ove scorre un ruscello, sulla cui riva alcune lavandaie preparano il bucato. In mezzo un grande albero, sotto il quale riposano Giannetta, i mietitori e le mietitrici. Adina siede in disparte leggendo. Nemorino l’osserva da lontano.
Davanti a prescrizioni così dettagliate, chi nell’Ottocento allestiva gli spettacoli non si permetteva libertà. Si sentiva un umile esecutore delle richieste del librettista e del compositore. Oggi le cose sono molto diverse, perché si è maturata una consapevolezza nuova. Ogni regista sa che anche i suoi spazi di manovra sono illimitati. Se il librettista è il responsabile delle parole e il musicista è il responsabile della partitura, il regista sa di essere il responsabile dello spettacolo, di quello che avviene materialmente sulla scena. Oggi ogni regista sente di poter esercitare la propria speciale creatività, e rivendica perciò la propria autonomia.
Nel nostro Elisir d’amore il regista Damiano Michieletto ha creato un ambiente inedito per il suo spettacolo, e di sicuro più accattivante per un ragazzo dei nostri giorni: non più una campagna ottocentesca, bensì un luogo balneare, una spiaggia, con tanto di ombrelloni e sedie a sdraio, di barche e cabine. Si veda la descrizione che il regista stesso ce ne dà qui più avanti.
Questa scelta pone a scuola un problema particolare. Se i ragazzi lavorano in classe sulla versione originale – verrebbe da chiedersi – non è che si sentiranno poi spiazzati, quando siederanno in teatro? Nel paragrafo dei Percorsi didattici “Inventare lo spettacolo” vedremo come risolvere il problema rendendolo un’occasione stimolante di lavoro coi ragazzi.

Da Dizionario dell’opera lirica, Milano, Mondadori 1991.

Note di Regia

Note sul progetto di regia
di Damiano Michieletto

La storia che vi raccontiamo e’ un classico.
Cosa vuol dire?
Vuol dire che la conosciamo gia’, perche’ i 6 personaggi che ci vivono dentro li abbiamo gia’ incontrati in tante altre storie: al cinema, nei fumetti, nelle favole, in televisione e anche nei cartoni animati.
C’e’ la bella che tutti vorrebbero conquistare. Si chiama Adina.
Bisogna starci attenti con lei, perche’ e’ un tipetto frizzante e senza peli sulla lingua: forse e’ per questo che molti si innamorano di lei.
Adina studia all’universita’ e la cosa che piu’ le piace fare d’estate e’ portarsi i libri in spiaggia cosi’ intanto si abbronza, chiacchiera con le amiche e incontra qualche ragazzo che magari la serala la invita in discoteca a ballare…
Uno che la vorrebbe  invitare subito a ballare, ma non ha il coraggio di farlo, si chiama Nemorino.
Che nome, eh? Nemorino… si capisce subito che  con le ragazze non ci sa tanto fare. E’ timido! ma e’ anche molto tenero e sensibile.
Nemorino ha deciso di prendere un po’ di soldi d’estate lavorando in spiaggia: pulisce i bagni, sistema gli sdrai e gli ombrelloni, raccoglie i rifiuti. Ed e’ proprio facendo questi lavori che Nemorino ha visto Adina e si e’ innamorato di lei…
Nella spiaggia arriva anche un bel marinaio con un nome accattivante: Belcore.
Cavoli! questo si che e’ un tipo forte, muscoloso e con una bella divisa militare!
Belcore e’ arrivato con la sua nave e la prima cosa che fa appena sceso al porto e’  andare subito in spiaggia a vedere se c’e’ qualche bella ragazza. E indovinate un po’ chi incontra?
Esatto: anche lui vede Adina. Del resto con un sorriso come il suo non e’ difficile conquistare le ragazze…
E di ragazze nella spiaggia ce ne sono parecchie. Tra le altre ci sono Giannetta e Teresa.
Sono due amiche di Adina, compagne di universita’. Diciamolo subito:Giannetta eTeresa sono proprio due pettegole! Vogliono sempre sapere tutto di tutti e non perdono mai un’occasione per mettere il naso negli affari degli altri. Comunque sono davvero simpatiche, anche se farebbero meglio a studiare un po’ di piu’ per gli esami di settembre invece di passare tutto il giorno in spiaggia…
L’ ultimo personaggio di questa storia e’ il piu’ strano di tutti. Anche il suo nome e’ strano:  si chiama Dulcamara.
Dulcamara?… Cosa vuol dire? Vuol dire “dolce e amaro”. Ma perche’ gli hanno dato un nome cosi’ particolare? Forse perche’ Dulcamara e’ un tipo molto furbo, un volpone che parla un sacco, tanto che ti confonde e ti incanta, per venderti cose strane che chissa’ dove ha trovato… forse in Turchia!
Infatti dicono sia arrivato dalla Turchia o dalla ex-Jugoslavia, ma non ditelo a nessuno che e’ un clandestino perche’ se la polizia lo viene a sapere lo caccera’ dalla nostra spiaggia e la nostra storia d’amore non potra’ cominciare…
Perche’ certo!!! scusate se non ve l’ho ancora detto, ma questa e’ una storia d’amore: una storia d’amore in un pomeriggio d’estate al mare.
E chi riuscira’ a conquistare la bella Adina? Il timido e ingenuo  Nemorino e il coraggioso e forte Belcore?

Damiano Michieletto

Note sulla versione orchestrale
di Alessandro D’Agostini

La struttura dell’orchestra della versione dell’ Elisir d’amore da me elaborata, sulla traccia dell’esperienza dell’anno passato (l’ Orfeo gluckiano), muove dalla partitura originaria di Donizetti con il proposito di adattarla a un organico ristretto, senza però stravolgerla radicalmente, mantenendo cioè quanto più possibile certe caratteristiche sonore e timbriche peculiari.
Solo in alcuni casi, come già nell’ Orfeo, ci si è allontanati dall’originale per sfruttare la dimensione “ristretta” della nuova partitura, orientando il risultato sonoro verso una scrittura che privilegia l’aspetto solistico di alcuni strumenti, peraltro già presenti nell’organico donizettiano.
Un esempio in tal senso, presente nell’ Orfeo, è rappresentato dall’utilizzo dell’arpa: se nell’originale gluckiano questo strumento era presente, ma di fatto suonava solo in alcuni brani, nella versione per Opera Domani essa suonava in quasi tutti i numeri, benché con funzioni differenti: a volte ricopriva il ruolo svolto nell’originale, dal clavicembalo, a volte arricchiva timbricamente gli accordi degli archi, a volte infine assumeva inediti ruoli solistici (come all’inizio dell’aria “Che farò senza Euridice”), con lo scopo di sottolineare col proprio timbro la particolare atmosfera rarefatta di certe pagine. In un certo senso, in quella versione, l’arpa assumeva poi un ruolo particolare: quasi uno strumento a sé, rispetto al resto dell’orchestra, con lo scopo di attirare su di essa l’attenzione dei ragazzi, in quanto strumento musicale in generale poco frequentato.
Nella partitura di Elisir d’amore questa funzione particolare sarà affidata a due strumenti musicali tutt’altro che “poco frequentati”, ma proprio per questo ancora più interessanti per l’approccio che in fase di studio i ragazzi potranno avere con essi (facile reperibilità di questi strumenti, possibilità di esperienze dirette con essi, ecc.). Questi strumenti sono la chitarra e la tromba.
La chitarra non è presente nell’originale donizettiano, ma è stata inserita nella nuova partitura Opera Domani per due motivi. Innanzitutto, per l’ambientazione della vicenda che il regista, Damiano Michieletto, ha definito: un’ambientazione balneare e vacanziera, ben più familiare ai ragazzi che quella idilliaca e un po’ oleografica della campagna originaria. In questa ambientazione, il suono della chitarra, magari attorno ad un falò acceso sulla spiaggia, mi è sembrato il più caratteristico per dare un connotato “sonoro” al paesaggio.
Inoltre, la chitarra rivestirà poi (e questa è la seconda ragione della sua scelta) il ruolo svolto, nell’ Orfeo, dall’arpa: sostituirà, cioè, il clavicembalo nei brevi recitativi della partitura che dividono i diversi numeri chiusi accompagnati da tutta l’orchestra. In questa veste, la chitarra servirà a distinguere questi momenti più dialogici dell’opera dagli altri: nostra precisa volontà, nella realizzazione di questa versione dell’Elisir d’amore, è infatti quella di abolire del tutto il parlato, così come era stato utilizzato in maniera estesa nell’ Orfeo, e di mantenere, anche nei momenti più discorsivi e “di azione” l’originario recitativo donizettiano, lì accompagnato dal cembalo, qui appunto dalla chitarra.
Per quanto riguarda la tromba, essa è presente nell’organico donizettiano. Ed è presente anche come strumento di scena: quando Dulcamara appare, è infatti annunciato da un trombettista (più precisamente un suonatore di cornetta) che suona sul palcoscenico.
Nella nostra partitura, la tromba (ed il trombettista che la suona) diventa così quasi un personaggio a sé stante, che affianca gli altri personaggi sul palcoscenico: i suoi richiami “militari” servono ad annunciare l’ingresso di Belcore (nell’originale questo è annunciato dal rullo del tamburo), mentre nella scena di Dulcamara una tromba “sgangherata” sottolineerà, con le sue stonature e le sue stecche, la natura di simpatico imbroglione di questo personaggio.

Per quanto riguarda il resto dell’orchestra, come già detto, si è cercato di mantenere un assetto quanto più vicino possibile all’originale. Essa sarà costituita da:
4 violini
2 viole
1 violoncello
1 contrabbasso
1 flauto
1 oboe
1 clarinetto
1 fagotto
1 trombone

Come si vede, fatta eccezione per le percussioni, tutte le famiglie di strumenti sono rappresentate nel nostro organico.
Per quanto riguarda più strettamente il settore degli archi, nel rielaborare l’orchestrazione ho cercato di rendere la loro sonorità più ricca possibile attraverso una scrittura che tratta gli strumenti in maniera quasi costantemente solistica, in modo da ottenere una maggiore varietà di colori e di dinamiche. Per quanto riguarda i fiati, poi, essi sono sempre trattati come solisti, per lo più in completa conformità con la scrittura originaria di Donizetti.
Questa traduzione “solistica” complessiva del testo originale, già in parte tentata nell’ Orfeo, mi sembra sia anche efficace per collocare di volta in volta in primo piano i singoli strumenti dell’orchestra e così rendere le loro rispettive voci ben riconoscibili ed individuabili dai ragazzi.

Ai cinque personaggi principali (Adina, Nemorino, Dulcamara, Belcore, Giannetta) si aggiunge nella nostra versione il personaggio di Teresa, che in particolare parteciperà con i ragazzi alle scene corali.