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Edizione 2005 – Amore delle tre melarance

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Trama

Quest’opera, tratta da una fiaba di Carlo Gozzi, è un gioco di teatro nel teatro, con spettatori in scena a cui è rivolto il prologo che annuncia il debutto di un’opera nuovissima, la cui vicenda narra l’infelice storia del figlio del re di fiori afflitto da una malinconia incurabile. Egli dovrà ridere a tutti i costi altrimenti perderà trono e onori a vantaggio della crudele Clarice e del suo complice Leandro. Ogni tentativo di far ridere il principe è vano, ma una ridicola caduta della perfida Morgana suscita nel giovane la tanto sospirata risata.
Offesa la Fata gli getta un sortilegio: dovrà vagare alla ricerca di tre melarance. L’operazione riesce e sottratti i frutti alla crudele Creonta il principe vaga nel deserto col buffone Truffaldino che, assetato, apre due melarance dalle quali escono due principesse che muoiono subito di sete. Dal terzo frutto, aperto dal principe, esce la bellissima Ninetta, che subirebbe lo stesso destino se gli spettatori presenti sulla scena non le dessero da bere. L’aiuto degli spettatori continua fino alla totale sconfitta degli incantesimi della Fata Morgana e il raggiungimento del “vissero felici e contenti” dei due novelli sposi. Un’opera intrisa di risvolti magici conditi da una musica entusiasmante dai ritmi frenetici, dalla strumentazione estremamente elaborata, dai colori forti, e da antesignana inventiva.

Note di Regia

L’amore delle tre melarance è una la storia di un re, un principe, di buffoni e saltimbanchi, di maghi e streghe, di principesse. E’ una storia di intrighi, matrimoni, magie e trasformazioni.
Si tratta ddi un’opera che rappresenta le contraddizioni della vita reale, portandole su un piano fantastico e mettendo al centro della vicenda un Principe che non sta bene, non riesce più a ridere, a sognare, se ne sta sempre solo, in rottura con il mondo, con la corte e con suo padre, il Re.
Prokof’ev sceglie di scrivere in musica questa storia popolare
( che già Gozzi aveva trasformato in canovaccio per la commedia dell’arte) per rivelare come ancora e sempre le storie di avventura, di cambiamento, di prove “da superare”, di magia, insieme ad una grande forza motrice come il desiderio, smuovano le montagne e portino vitalità e forza nuova in chi le vive e in chi le ascolta.
Se ancora oggi il teatro può assolvere alla propria responsabilità culturale ed in questo senso educativa, storie come quella del principe e di Truffaldino che, come Don Chisciotte e Sancho Panza, partono alla ricerca di un sogno, rappresentano una vera risorsa per il pubblico di oggi, di qualsiasi età e cultura.
Con i suoi personaggi e la sua musica dirompente, “L’Amore delle tre Melarance” dimostra come l’arte del riso possa fare guarire, come sia possibile trasformarsi da ciò che si è in qualcosa che avremmo voluto diventare. Contemporaneamente, ci propone di prendere parte al teatro, con leggerezza e di ammirare con meraviglia le potenzialità creative della fantasia.

La messa in scena questa opera rappresenta un confronto con il potere sottile del fantastico, e la traccia di un percorso sempre in bilico sulla linea del ridicolo, del tragico, del fiabesco, della morale, del puro divertimento e del rapimento fantastico.
Scomponendone i frammenti nel tentativo di decifrarlo sembra poter essere un racconto sull’amore e sulla sua forza ma anche sulla sua lama a doppio taglio, uno spettacolo sulla furbizia, sul destino, sul tradimento, sul coraggio, sul caso, sulla famiglia, d’i avventura….tutto insieme.
A dare carattere unitario all’intero impianto registico e scenografico ci sarà l’idea suggerita dallo stesso Prokof’ev dei personaggi delle carte, rielaborata, però, in modo che non siano carte essi stessi ma appartengano ad un mondo di carta, un mondo di leggerezza e di grande dinamicità, fatto di ombre, luci, oggetti volanti e sagome che raddoppiano i personaggi, a suggerire il farsi ed il disfarsi di un mondo di cui sia evidente la finzione non drammatica (com il cielo spezzato in Pirandello) ma grottesca e comica, come nel codice di Paperino, che non ne azzecca una ed è perciò simpatico a tutti i lettori.

Eleonora Moro