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Edizione 2009 – Hansel e Gretel

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Trama

Atto I – La casa di Hansel e Gretel
In una casetta ai margini del grande bosco dell’Ilsenstein vive un povero commerciante di scope con sua moglie e due bambini: Hansel e Gretel. Da alcuni giorni gli affari non vanno affatto bene, e il cibo scarseggia. I genitori di Hansel e Gretel decidono di uscire di casa per rimediare a questa brutta situazione. I figli rimangono a casa per svolgere le mansioni casalinghe, ma Hansel si lamenta della fame e non ha voglia di lavorare. E così i due bambini si mettono a giocare felici dimenticando i loro compiti e disobbedendo agli ordini dei genitori. Quando la mamma torna, li trova intenti a ballare, e va su tutte le furie. Ma mentre li sta sgridando si rompe un bricco di latte: l’unico alimento rimasto con cui avrebbe potuto cucinare qualcosa per cena. Assalita dalla rabbia e dalla disperazione la mamma obbliga i figli ad andare nel bosco dell’Ilsenstein per cercare delle fragole. Quando il padre torna a casa è felice ed ubriaco: finalmente è riuscito a vendere tutta la sua mercanzia in paese. Con il ricavato ha comprato cibo a volontà  e ha passato qualche ora all’osteria. Nella baldoria il padre si chiede dove siano i figli e la madre rivela di come li abbia mandati nel bosco a causa delle loro monellerie. Il padre, allarmato, racconta alla moglie del grande pericolo che stanno correndo: il bosco dell’Ilsenstein è abitato dalla terribile strega Knusperhexe che si nutre di bambini! I genitori decidono tempestivamente di correre nel bosco per andare a soccorrere i figli.

Atto II – Il bosco
Hansel e Gretel sono nel bosco. Giocano, e intanto raccolgono bacche e fragole da portare alla mamma per farsi perdonare. Dopo un po’ si accorgono che si è fatto buio, e che non riusciranno a trovare la strada di casa fino all’arrivo del nuovo giorno. I bambini hanno paura, il bosco dell’Ilsenstein sembra essere abitato da sinistre presenze. Ad infondere coraggio ad Hansel e Gretel è il nano Sabbiolino, una creatura amichevole che con la sua sabbia dorata può donare il sonno e i sogni dolci per superare ogni difficoltà . Hansel e Gretel prima di addormentarsi ringraziano con un canto le creature buone del bosco che li hanno soccorsi nel momento del bisogno.

Atto III – La casa della Knusperhexe
Al loro risveglio Hansel e Gretel si trovano davanti ad una strana casa fatta di dolci e strane figure. Vinto lo stupore e la paura decidono di avvicinarsi e assaggiarne dei pezzi senza trattenersi. Il sogno si è fatto realtà . Dopo poco dalla casa esce la legittima proprietaria: la strega Knusperhexe, altrimenti conosciuta come Rosina Leckermaul. All’inizio sembra un’elegante pasticciera. Ben presto si rivelerà  nella sua natura feroce. Per prima cosa la strega paralizza Hansel con un incantesimo e lo imprigiona; dopodichè ordina a Gretel di aiutarla a controllare i preparativi per cuocere il povero Hansel nel forno e trasformarlo in un bambino-biscotto per mangiarselo. Ma Gretel astutamente riesce a liberare il fratello e con un tranello spinge nel forno la strega. Nella grande gioia di aver vinto questa terribile minaccia i fratelli si accorgono che ci sono tanti bambini-biscotto che chiedono aiuto e aspettano di essere liberati dal tremendo incantesimo. Gretel riesce a liberare anche loro e la strega ormai si è trasformata in un biscotto pronto per essere mangiato. Finalmente i coraggiosi Hansel e Gretel possono riabbracciare i loro genitori e vivere felici e contenti.

Personaggi

Hansel è il fratello minore. È molto vivace, vorrebbe sempre stare a giocare all’aria aperta ma a volte si lamenta della pancia vuota o del lavoro che i genitori gli danno da fare in casa. Il suo passatempo preferito è inventare giochi con Gretel. È più scalmanato e selvaggio della sorella e si diverte talvolta a prenderla in giro e a farle degli scherzi. È molto legato alla sorella e anche se è più piccolo è molto protettivo con lei. Dei due è quello che viene rimproverato più spesso dalla mamma per i guai che combina e per la sua disobbedienza. È molto affezionato a suo padre che spesso imita negli atteggiamenti.

Gretel è la sorella maggiore. Ha un atteggiamento più responsabile, più rispettoso delle regole. La mamma può fare affidamento su di lei quando è via. Si trova spesso a dover far da mamma ad Hansel e a rimproverarlo quando esagera. In realtà  non appena ha la possibilità  di giocare non si fa scrupoli e cede all’irruenza del fratello diventando sua complice in giochi e monellerie. È una ragazzina molto intelligente e ama inventare indovinelli e canzoni.

La madre è una donna che si da un gran da fare per la famiglia, lavorando nei campi dalla mattina alla sera. La miseria in cui vive l’ha resa depressa e irascibile. A volte sfoga violentemente le sue insoddisfazioni sui bambini e sul marito gridando e rimproverando anche quando non ce n’è bisogno. Ovviamente vuole molto bene ai suoi figli, ma questo non la rende meno severa e dura quando è il caso di dare punizioni esemplari ai suoi figli.

Il padre è un uomo molto energico e vitale che reagisce alle sventure in modo diverso dalla moglie. È più positivo, e non dimentica i piaceri della vita. Di mestiere vende scope e spesso torna a casa triste per non aver venduto nulla; altre volte, quando gli affari vanno bene, è felice come un ragazzino e si diverte anche a giocare con i figli. Ama il vino e, quando può, gozzoviglia, canta e cita proverbi contadini.

La Knusperhexe, Rosina Leckermaul, è la tremenda strega che vive nel bosco dell’Ilsentein, la sua casa è fatta di dolci e prelibatezze con le quali attrae i bambini. La Knusperhexe può fare dei terribili incantesimi, si aggira per i boschi volando sulla scopa e trasforma le sue giovani prede in biscotti per poi mangiarseli.

Il nano Sabbiolino è una delle creature buone che abitano il bosco dell’Ilsenstein. Contro di lui la magia oscura della strega non può far niente. Sabbiolino è un nano che con la sua sabbia d’oro fatata può regalare il sonno e i sogni a chi ne ha bisogno. Insieme a Sabbiolino vivono tante altre creature buone nel bosco dell’Ilsenstein. Ma soltanto chi si fida di loro le può incontrare

Note di Regia

“Le fiabe sono una spiegazione della vita, nata in tempi remoti e serbata nel lento ruminio delle coscienze contadine fino a noi; sono il catalogo dei destini che possono darsi a un uomo e a una donna, soprattutto per la parte di vita che è appunto il farsi di un destino: la giovinezza, dalla nascita che sovente porta in se’ un auspicio o una condanna, al distacco dalla casa, alle prove per diventare adulto e poi maturo, per confermarsi come essere umano. E in questo sommario disegno, tutto; la drastica divisione dei viventi in ricchi e poveri ma la loro parità  sostanziale, la persecuzione dell’innocente, l’amore perduto; la comune sorte di soggiacere ad incantesimi, cioè a forze complesse e oscure e lo sforzo per liberarsi e autodeterminarsi inteso come un dovere elementare, l’apparenza delle cose che nasconde altro; e soprattutto la sostanza unitaria del tutto, uomini, bestie, piante, cose, l’infinita possibilità  di metamorfosi di ciò che esiste.”
I. Calvino

“La verità  nel mondo del bambino è molto diversa da quella degli adulti. Le fiabe non cercano di descrivere la realtà  e il mondo esteriore, costituiscono un’ esperienza essenziale per prepararsi a vivere. La verità  delle fiabe è la verità  della nostra immaginazione non quella dei normali rapporti di causa effetto.”
B.Bettleheim

L’opera di E.Humperdinck è una fiaba musicale, una fiaba dove al testo in versi si affianca la musica. Humperdinck attinge pienamente alla fiaba dei fratelli Grimm per costruire un’architettura musicale che risente della solennità  e magnificenza wagneriana, ma che riesce anche ad avere la semplicità  e la leggerezza che si addicono all’ avventura di due ragazzini. Il libretto di A.Wette contiene diverse variazioni rispetto all’originale. Sono variazioni di tipo drammaturgico, che dimostrano la chiara volontà  di raccontare una fiaba, ponendo l’accento sul potere evocativo della musica, rinvenendo in essa l’ elemento fondante. Dallo studio della fiaba siamo partiti per costruire un’idea di regia che valorizzasse l’aspetto teatrale e musicale della fiaba di Hansel e Gretel. L’approccio antropologico di Propp analizza e mette in risalto il profondo legame che esiste fra fiaba e rito. Nelle società  primitive le cerimonie di iniziazione erano sempre accompagnate da un racconto. Da una fiaba. Terminata la fase della caccia i riti decadono, ma resta la fiaba. I riti di passaggio continuano a vivere, sotto forma di sintesi fantastica e metaforica, nella fiaba, la quale costituisce per l’ascoltatore un’esperienza di vita vera e propria. E così la separazione dalla famiglia, dalla casa paterna perchè scacciati, rapiti o fuggiti, corrisponde alla partenza per il periodo di segregazione cui i ragazzi venivano sottoposti per entrare nel clan dei cacciatori. La foresta misteriosa, la capannuccia nel bosco, gli incontri e le prove a cui i bambini smarriti sono sottoposti, sono altrettante vestigia di questi riti che si svolgevano appunto in costruzioni isolate in mezzo alla foresta. Seguendo un approccio psicanalitico, le fiabe non sono descrizioni della realtà  nè esempi da imitare alla lettera. Senza dover andare troppo in profondità  ci accorgiamo di come i loro contenuti possano essere immorali, ricchi di crudeltà  e sadismo. Ma in quanto simboli di accadimenti o problemi psicologici queste storie sono estremamente veritiere. La forza della fiaba quindi sta nel suo valore metaforico, e non nel suggerire un modo corretto di comportarsi, tale tipo di saggezza è data dalle religioni, dai miti e dalle favole. Le fiabe non pretendono di descrivere il mondo così com’è, nè consigliano sul da farsi. La fiaba è formativa e responsabilizzante, perchè chi ne fruisce trova le sue proprie soluzioni, meditando su quanto la storia sembra implicare nei suoi riguardi e circa i suoi conflitti interiori in quel particolare momento della sua vita. Da questo punto di vista la fiaba non si rivolge ad una fascia di età  in particolare ma fornisce un’ esperienza trasversale di valore artistico e formativo.

Nelle fiabe i processi interiori sono tradotti in immagini visive molto più eloquenti di ogni spiegazione. Anche in Hansel e Gretel ogni situazione è semplificata e sono le immagini a comunicare e a rimanere indelebilmente impresse nella mente di chi ne fruisce.
Ci siamo concentrati quindi sulle tre immagini portanti, sui tre luoghi della vicenda, i quadri principali della storia che seguono la scansione in atti del libretto originale e rappresentano metaforicamente le tappe del percorso di autodeterminazione e di crescita “inteso come dovere elementare”. Nella loro avventura Hansel e Gretel e con loro lo spettatore verranno a contatto con l’ apparenza che nasconde altro, con il carattere ambiguo della realtà  e soprattutto con “la sostanza unitaria del tutto, uomini, bestie, piante, cose, nell’ infinita possibilità  di metamorfosi di ciò che esiste”. Il linguaggio del teatro di figura ci è sembrato il più appropriato per garantire questa costante metamorfosi, rintracciando nella fantasia dei due protagonisti il principale motore di questo meccanismo poetico.
Abbiamo considerato la natura non realistica della fiaba e la sua atemporalità , collocando la storia in un passato indefinito che accenna vagamente ad un contesto rurale degli anni ’50 in Italia senza voler ricostruire filologicamente un’epoca in particolare. Siamo partiti dalla situazione di estrema indigenza dell’inizio, di impronta più realistica come in molte fiabe, trovando idealmente nell’ultima guerra l’evento di partenza più adatto a definire le circostanze di fame e povertà  per aprire ad un’ulteriore stilizzazione fantastica nei quadri successivi. La casa dei genitori di Hansel e Gretel diventa un luogo sì di estrema miseria e precarietà  dove la fame sembra essere la regola, ma anche la stanza dei giochi “poveri” dove la fantasia regna sovrana. E’ attraverso la loro fantasia che la casa si anima e diventa il luogo privilegiato dei loro giochi. Gli oggetti della casa come la stufa, la cassa per la legna, le scope e la finestra, animati appositamente da attori nascosti, contribuiscono a creare questa atmosfera ludica, interrotta solo dall’arrivo della madre che ristabilisce l’ordine iniziale. I bambini sono scacciati nel bosco, la prima prova da superare per i due fratelli, cui seguirà  l’impresa ben più ardua di affrontare la strega. Devono superare da soli l’oscurità  e le immagini che la loro fantasia, lontani dalla sicurezza della casa, produce mostruosamente.
Nel secondo quadro gli alberi diventano mani minacciose che spuntano dalla terra e le ombre terrificanti mostri. Dietro questa deformità  si nascondono in realtà  delle figure benevole, ispirate alle creature piccine del bosco delle fiabe nordiche, animate dagli attori, come il nano Sabbiolino: l’estraneità  si rivela amica.
Il terzo quadro, la casa della strega, è il luogo delle massime aspirazioni gastronomiche dei bambini e il luogo dove vengono proiettate le loro paure più grandi. La casa si mostra all’apparenza di straordinaria avvenenza, perchè è costruita di dolci prelibatezze e perchè al suo interno è animata, quasi fosse una lanterna magica, da misteriose figure di pasticceri che sfornano in continuazione delizie. Quest’ immagine seducente nasconde una creatura sadica e feroce, la strega. La casa che tanto attraeva i due bambini da farli sentire “in paradiso” si rivela una sorta di fabbrica di illusioni, un richiamo allusivo al flagello televisivo dei nostri giorni, che i due eroi affronteranno grazie al loro ingegno.

Alla fine della vicenda la vittoria sarà  su se stessi e sulla malvagità  e non su qualcun altro. Il lieto fine, dove gli eroi riescono a liberare il coro dei bambini imprigionati, e rincontrano i genitori, è il raggiungimento di un fondamentale conquista: la capacità  di governare se stessi con saggezza e di conseguenza vivere felici. Questo tipo di conclusione è fondamentale per infondere forza e coraggio al bambino per gli imprevisti che dovrà  incontrare e insegnargli a non temere la propria fantasia. Fintanto che i bambini s’immagineranno e proietteranno le loro ansie e paure su streghe mostruose bisognerà  raccontar loro delle storie di bambini che grazie al loro ingegno riescono a liberarsi di queste figure persecutrici della loro fantasia. Nella società  attuale è importante fornire al bambino immagini di eroi che da soli affrontano i pericoli e riescono a trovarsi dei luoghi protetti nel mondo di oggi, che gli spetterebbero di diritto, con profonda fiducia in se stessi. La maggior parte dei bambini conosce le fiabe solo in versioni edulcorate che semplificano e appiattiscono il loro significato, privando la fiaba dei contenuti più profondi: versioni come quelle dei film e degli spettacoli televisivi trasformano le fiabe in uno spettacolo privo di significato. In questa versione di teatro in musica vorrei che questi significati non andassero perduti.

Federico Grazzini