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Edizione 2014 – L’Aida

AIDA
Amore è coraggiolocandina_aida_small
Libretto di Antonio Ghislanzoni. Musica di Giuseppe Verdi.
Adattamento musicale Alberto Cara

Prima rappresentazione: Il Cairo, Teatro khediviale dell’Opera, 24 dicembre 1871

Interpreti Cantanti AsLiCo

Direttore
Pietro Billi

Regia
Stefano Simone Pintor
Scene
Gregorio Zurla
Costumi
Stefania Barreca
Light designer
Valerio Tiberi

Orchestra 1813

Nuovo allestimento

Opera domani – XVIII edizione
Progetto per la produzione di opere liriche introdotte da percorsi didattici

PIETRO BILLI – Direttorepietro_billi

Ha debuttato con l’Orchestra di Padova e del Veneto nel Novembre 2012 dopo aver vinto la prima edizione del concorso/master class per giovani direttori d’orchestra intitolato a Peter Maag. È stato poi invitato a dirigere l’Orchestra di Padova e del Veneto in due ulteriori concerti. Nel 2014, in occasione delle celebrazioni per il bicentenario verdiano, Pietro Billi debutterà con As.Li.Co. dirigendo un nuovo allestimento di Aida nell’ambito del progetto Opera Domani. È stato Assistant Conductor del Florida Grand Opera (Miami, USA) e della Palm Beach Symphony Orchestra (Palm Beach, USA) durante la Stagione 2011-2012, dirigendo opere quali Luisa Fernanda, La Rondine e Rigoletto. Ha inoltre collaborato in qualità di vocal coach e insegnante di direzione d’orchestra con lo “Young Artist Program” del Florida Grand Opera. Ha avuto l’onore di collaborare con Plácido Domingo e nel 2012 ha diretto la Palm Beach Symphony in tre concerti, due dei quali promossi e ospitati da Donald Trump presso la prestigiosa sede del Mar-a-Lago Club di Palm Beach, FL. Dal 2010 è vocal coach e professore di Storia dell’opera italiana e pianoforte presso la Florence University of the Arts (FUA), prestigioso istituto per studenti stranieri situato nel centro storico di Firenze. Pietro Billi è nato in provincia di Arezzo nel 1983 e si è diplomato in pianoforte presso il Conservatorio “L. Cherubini” di Firenze, dove ha poi compiuto gli studi di direzione d’orchestra sotto la guida di Alessandro Pinzauti, laureandosi con il massimo dei voti e la lode. Ha inoltre compiuto gli studi universitari e dopo essersi laureato in Media e Giornalismo ha conseguito la laurea magistrale in Scienze della Comunicazione presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Firenze.

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STEFANO SIMONE PINTOR – Drammaturgo e regista

Stefano Simone Pintor è nato a Milano nel 1984. Nel 2008 si è laureato con lode in teoria e storia del teatro presso il DAMS di Torino e l’anno seguente si è diplomato con il massimo dei voti in regia teatrale presso la Scuola Paolo Grassi di Milano. Dal 2005 ha iniziato la professione di drammaturgo e regista nel campo teatrale. Come assistente regista nell’opera lirica ha lavorato in numerose produzioni, affiancando registi quali Luca Ronconi, Gabriele Lavia, Damiano Michieletto, Francesco Micheli, Franco Ripa di Meana, William Kentridge, Laurent Pelly e Robert Carsen e lavorando in numerosi teatri di prestigio come il Teatro alla Scala, il Teatro del Maggio Fiorentino, l’NCPA di Pechino, il Capitole di Toulouse, il Bolshoi di Mosca e il Bunka Kaikan di Tokyo. Come regista di prosa realizza numerosi spettacoli fra i quali Caravaggio, presso l’Istituto Italiano di Cultura di Londra e Santa la Terra, vincitore del primo premio presso il concorso Lodi di Pace 2011. Come regista d’opera, nel 2011 vince il secondo premio del concorso EOP di Camerata Nuova, grazie al quale nel 2012 dirige Il flauto magico di Mozart per il progetto Opera domani… prodotto dall’As.Li.Co. di Milano. Lo spettacolo, andato in scena in più di 25 teatri italiani fra i quali il Teatro Sociale di Como, il Teatro Regio di Torino e il Teatro Comunale di Bologna, ha totalizzato più di 120 repliche per due anni di tournée.
www.stefanosimonepintor.com

GREGORIO ZURLA– Scenografogregorio_zurla

Gregorio Zurla si è laureato con lode in scenografia all’Accademia di Belle Arti di Brera nel 2007. Lo stesso anno lavora per lo Studio GeA di Milano alla realizzazione della mostra Maria Callas, presso il Museo Teatrale alla Scala. Successivamente diventa assistente dello scenografo Edoardo Sanchi con il quale realizza numerosi progetti, fra i quali: Il tempo sospeso del volo, La vedova allegra, Tosca, Rigoletto, Il trovatore, La traviata, L’avaro di Molière, La bohème e Otello. Grazie a questi progetti lavora in alcuni dei più importanti enti lirici italiani come il Teatro Verdi di Trieste, il Teatro dell’Opera di Roma e le Terme di Caracalla, il Teatro del Maggio Fiorentino, il Teatro delle Albe e il Teatro La Fenice di Venezia e con alcuni dei più importanti registi di opera e prosa italiani, come Federico Tiezzi, Franco Ripa di Meana, Marco Martinelli e Francesco Micheli. Nel 2008 firma le scenografie dell’opera I diari di Nijinsky di Detlev Glanert, con la regia di Chiara Villa al Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano. Nel 2009 è co-regista e scenografo dell’opera di Giovanni Bottesini Ero e Leandro, presso il Teatro San Domenico di Crema. Nel 2011 vince, assieme al regista Stefano Simone Pintor e alla costumista Stefania Barreca, il secondo premio al 6th European Opera-directing Prize indetto da Camerata Nuova. L’anno seguente firma le scenografie de Il flauto magico per Opera domani-As.Li.Co. Attualmente sta lavorando allo spettacolo Dropboxverdi, sulla trilogia popolare di Verdi prodotto dalla Fondazione Arena di Verona e diretto da Tommaso Rossi.
gregoriozurlasetdesigner.blogspot.it

STEFANIA BARstefania_barrecaRECA – Costumista

Stefania Barreca si è laureata con lode in scenografia all’Accademia delle belle arti di Brera, con una specializzazione in costume per lo spettacolo. Durante gli studi ha collaborato alla realizzazione di scene e costumi per diversi spettacoli di teatro musicale tra cui Il Piccolo Mozart per i Pomeriggi Musicali di Milano al Teatro dal Verme, West Side Storyboard al Conservatorio di Milano ed al Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano, gli spettacoli di danza contemporanea Kol della Corte Sconta e Il prato di Josafat della Compagnia NUT. Nel 2008 è assistente ai costumi nel Don Giovanni di Mozart con la regia di Francesco Micheli al Teatro Poliziano di Montepulciano. Nel 2009 firma i costumi per l’opera Ero e Leandro di Bottesini con la regia di Laura Borello e Gregorio Zurla, presso il Teatro San Domenico di Crema. In seguito è assistente scenografa di Carla Ricotti per il musical Happy Days della Compagnia della Rancia e costumista per lo spettacolo di prosa Santa la Terra di Chiara Boscaro. Dal 2011 è la costumista della Compagnia NUT firmando i costumi per gli spettacoli Lacrime Antiche e Garden. Vince, con il team composto dal regista Stefano Simone Pintor e lo scenografo Gregorio Zurla, il secondo premio al 6th European Opera-directing Prize con il progetto de I Capuleti e i Montecchi. Nel 2012 firma i costumi de Il flauto magico di W. A. Mozart per Opera domani. Attualmente sta progettando i costumi per la nuova opera Falstaff a pezzi/la sit opera ispirata al Falstaff di Verdi, composta da Andrea Manzoli e prodotta dalla Fondazione Arena di Verona.

VALERIO TIBERI – Light designer tiberi_valerio

Nel maggio 2010 il suo debutto al Teatro alla Scala di Milano per il balletto “Immemoria”.
Suoi i disegni luci di numerosi musical prodotti in Italia, tra i quali “Frankenstein Jr” , “Happy Days”, “Cats”, “The Producers”, “Cabaret”, “Il giorno della tartaruga”, “A Chorus Line”, “High School Musical”, “Grease”, ed inoltre “Pinocchio – Il Musical” per il tour in Korea, Seoul Art center, e a NYC al Kaye playhouse tutti con la regia di Saverio Marconi per la Compagnia della Rancia con la quale produzione firma anche le luci di “Rain Man”
Suoi sempre i disegni luci di altri musical nei tour italiani quali “Flashdance” per Stage Ent. regia F. Bellone e “The Mission”per il Sejong Theater di Seoul regia S.Genovese.
Per il Maggio Musicale Fiorentino firma il disegno luci di “Serata Sacra” coreografia Francesco Ventriglia ed “Il Lago dei Cigni”, coreografie Paul Chalmer.
Nel teatro d’ Opera firma il disegno luci di “Norma” al Teatro Verdi di Sassari per la regia di Andrea Cigni, del “Nabucco” al Teatro Massimo di Palermo, “Le Malentendu” per lo Sferisterio Opera Festival, , ed “Convenienze Inconvenienze teatrali” per il Teatro Verdi di Pisa con la regia di S.Marconi, dell’ opera “Il Viaggio a Reims” per il Centro di Promozione Lirica Francese, regia N. Berloffa, e di “Un Ballo in Maschera” al Teatro Verdi di Salerno, regia PierPaolo Pacini.

Nel teatro di Prosa collabora con registi come A.Pugliese e F.Grossi per il Teatro Eliseo di Roma e lo Shakespeare Festival di Verona in spettacoli come “Amleto”, XII Notte”, “il Piacere dell’ onestà”, “Allegre Comari di Windsor”, “Rain Man”, “Cyrano di Bergerac”, “La Lampadina Galleggiante”.
Dal 2008 collabora ai galà di danza “Roberto Bolle & Friends”
E’ docente al corso per realizzatori luci all’ Accademia del Teatro alla Scala e nel progetto Scenart al Teatro Operetta di Bucarest.
Collabora stabilmente con il Teatro alla Scala, come realizzatore luci per opere e balletti.
Un particolare ringraziamento va a Marco Filibeck, sua amico e maestro.

Trama

Antico Egitto, nell’anno 1000 a.C. circa.

Il Nilo ha appena esondato, allagando violentemente tutta la valle dei Re che, fino a quel momento, aveva subito un lungo periodo di siccità. La tempesta ha appena lasciato spazio a una notte tranquilla, dominata in cielo da una grande Luna. La vegetazione ha già cominciato a ricrescere, ridonando nuova speranza a quegli aridi paesaggi.

Amneris, la figlia del Faraone, Re d’Egitto, sta piangendo sulla tomba di Radamès, il giovane capo dell’esercito da lei amato. Radamès, nonostante fosse un coraggioso guerriero, è stato accusato di alto tradimento nei confronti della patria e per questo condannato a morte. Quello che fino a quel momento era stato il suo regno, e cioè la trincea di guerra dove egli impartiva i comandi alle sue truppe, è ora sigillato ed è diventato una prigione da cui non si può più evadere. Il Nilo, esondando, ha invaso con le sue acque anche la trincea, trasformandola in un letto di fiume e seppellendo per sempre Radamès.
Attraverso le correnti d’acqua un piccolo oggetto giunge a galla e arriva fino ad Amneris. È un monile, un bracciale di proprietà di Aida e che lei stessa le aveva donato. Amneris, riconoscendolo, comprende che in quella tomba è sepolta anche la sua schiava, antica confidente e in seguito sua rivale in amore. Aida e Radamès, infatti, si amavano segretamente e coraggiosamente sono morti assieme per vivere uniti fino alla fine.

Amneris comprende allora di essere stata responsabile diretta della loro disgrazia e, piangendo un fiume di lacrime e pregando, si ravvede per le proprie azioni. La principessa egizia decide quindi di dare ai due amanti una degna sepoltura, per onorare il loro amore sincero. Prende un fiore di loto e una bandiera, ossia il vessillo glorioso che era stato donato a Radamès per i suoi meriti in battaglia, e li lega assieme al monile. Posa sulle acque nuovamente quegli oggetti che, andando a fondo, vanno a toccare di nuovo i corpi dei due amati.

Come se fossero stati finalmente benedetti da una degna sepoltura, gli spiriti di Aida e Radamès si risvegliano sul fondo di quelle acque e, mano nella mano, partono camminando su un fiume divino, facendo svanire i loro corpi e le loro anime per sempre.

Grazie a un flashback ritorniamo all’inizio della vicenda e rievochiamo la storia di questi due coraggiosi amanti.

Siamo in un campo militare egizio, sulle rive del Nilo in secca. Ramfis, il capo dei sacerdoti, informa il giovane capitano delle guardie Radamès che gli etiopi sono insorti e che stanno minacciando la valle del Nilo. La dea Iside gli ha appena comunicato il nome del condottiero che guiderà l’esercito egiziano: il sacerdote si reca a informare il Re della decisione.

Rimasto solo, Radamès coltiva la segreta speranza di essere il prescelto, esaltandosi al pensiero di poter guidare le schiere egizie e vincere il nemico, ma soprattutto esaltandosi al pensiero di poter conquistare Aida, la schiava etiope che ama appassionatamente e segretamente.

Giunge Amneris, che subito nota la strana espressione sul suo volto. Anche Amneris ama in segreto Radamès e teme d’avere una rivale. All’arrivo di Aida, il turbamento di Radamès e quello della sua stessa schiava rafforzano i sospetti di Amneris.

Preceduto dalle sue guardie e da una fanfara di trombe, giungono il Re, Ramfis e un Messaggero del Re. Il Messaggero racconta al popolo egizio dell’invasione degli etiopi che, guidati dal loro re Amonasro, stanno per attaccare Tebe. A tutti i presenti, che invocano la guerra, il Re comunica che Iside ha designato Radamès quale capo dell’esercito. Radamès esulta di gioia. Amneris gli consegna allora il vessillo glorioso, una bandiera che lo investe solennemente della carica di capo dell’esercito. Tutto il popolo lo esorta a tornare vincitore.

Solo Aida è disperata: non può augurarsi né di vedere suo padre Amonasro e il suo popolo sconfitti, né di perdere l’amato Radamès. Allontanandosi dal campo egizio, Aida giunge fino alla tenda di Amneris. Qui inizia a svolgere le sue umili mansioni per la sua padrona e così, piangendo e lavorando, trascorre interi giorni e notti di dolore.

Una sera, vedendola così afflitta e sospettando sempre più dei suoi sentimenti, Amneris finge di condividere il suo dolore. Le comunica la sconfitta del popolo etiope, cosa che getta la giovane Aida in un ancor più grande sconforto, ma poi le dà anche la falsa notizia dell’uccisione di Radamès. Anziché diminuire, la disperazione di Aida aumenta, confermando ad Amneris che la schiava è certamente sua rivale in amore. Le due donne si confrontano: Amneris, nel massimo furore, minaccia Aida e le impone di assistere al suo imminente trionfo.

Siamo di nuovo nel campo egizio. Entra il Re, con il suo seguito di soldati e con il capo dei sacerdoti Ramfis al suo fianco. Il popolo inneggia all’Egitto, a Iside, al Re. Radamès, preceduto da una fanfara, sfila davanti al popolo festante e al Re. Amneris gli pone una corona sul capo e il Re lo invita a domandare ciò che vuole in premio. Radamès, che vorrebbe liberare Aida dalla schiavitù e chiederla in moglie, chiede che vengano portati i prigionieri etiopi per mostrarli al Re e chiedere clemenza per loro. Non appena entrati, Aida scorge tra i prigionieri il padre Amonasro, vestito come un semplice ufficiale. Lo abbraccia, ma per non tradire né lui né se stessa, non ne rivela la sua vera identità di Re. Amonasro si presenta e invoca clemenza per il popolo vinto. Il popolo egiziano commisera i prigionieri, ma Ramfis invita il Re a non avere pietà. Interviene allora Radamès, che chiede la vita e la libertà per gli etiopi sconfitti. Il Re acconsente alla richiesta stabilendo, su consiglio di Ramfis, che solo Aida e suo padre siano trattenuti in pegno di pace. Con sorpresa di tutti, accorda poi la mano di Amneris a Radamès, di modo che un giorno possano regnare assieme sull’Egitto. All’esultanza di Amneris fa eco la disperazione di Aida.

Quella stessa notte, sulle rive del Nilo, giunge Aida. Attende Radamès, che le aveva dato un appuntamento per incontrarsi in quei luoghi, approfittando dell’oscurità della notte. Mentre aspetta l’amato, ripensa al suo sogno d’amore infranto e alle bellezze della sua patria, che non rivedrà forse mai più. In quel momento compare Amonasro. Il padre di Aida, che si è accorto dell’amore che sua figlia prova per Radamès, le prospetta il ritorno in patria e la felicità amorosa, ma perché questo accada, gli egiziani dovranno prima essere sconfitti. Per questo motivo le chiede di carpire a Radamès il nome del sentiero che seguirà l’esercito egiziano. Aida dapprima si oppone a quella richiesta, ma poi finisce per cedere alle insistenze di Amonasro, che la chiama schiava dei faraoni e minaccia di ripudiarla. Amonasro si nasconde.

In quella giungono Radamès e Amneris guidati da Ramfis e dai suoi sacerdoti. Il piccolo corteo è diretto al tempio per pregare prima della partenza di Radamès per la guerra e prima delle nozze fissate fra i due giovani egizi. Un canto di preghiera viene inneggiato in onore della dea Iside, protettrice di quella unione. Ramfis lava ritualmente Aida e Radamès dei loro peccati prima di guidarli all’interno del tempio.

Il corteo riparte, ma Radamès si stacca di nascosto e raggiunge Aida, anch’essa nascosta nella notte e in sua attesa. Egli si confida con l’amata: spera in un’altra vittoria, che gli faccia ottenere dal Re, come ricompensa, il permesso di sposarla. Dopo un primo momento di sconforto e di disillusione per il loro futuro, Aida gli propone invece di fuggire in Etiopia, dove potranno vivere felici. Vinta l’iniziale esitazione di Radamès, i due si preparano alla fuga. Aida chiede a Radamès come faranno a sfuggire all’esercito egizio e questi risponde che sino all’indomani le gole di Nàpata saranno sgombre.

Amonasro, udito il nome del luogo dove potrà tendere la sua imboscata al nemico, esce allo scoperto e rivela di essere il Re degli etiopi. Radamès, annientato da quella visione, capisce d’aver tradito la sua patria, perso nel suo impeto d’amore. Quando Amneris esce dal tempio accusando Radamès di tradimento, Amonasro si scaglia su di lei per ucciderla. Tuttavia, Radamès riesce a sviare il colpo di Amonasro. Spinge poi lo stesso Re d’Etiopia a fuggire e portare in salvo la sua amata Aida. Una volta fuggiti i due etiopi, Radamès, prendendosi coraggiosamente le proprie responsabilità, si consegna spontaneamente alle guardie egizie che, chiamate da Ramfis e Amneris, accorrono ad arrestarlo.

Subito viene approntato il luogo in cui verrà processato Radamès, e viene approntato proprio all’interno della stessa trincea di guerra dove il capo delle guardie era solito comandare le sue truppe. Amneris è disperata: nonostante il suo potere di principessa, non può fare niente per salvare Radamès, che ama ancora. La giovane egizia si dispera per aver gettato lei stessa l’amato nelle mani degli impietosi sacerdoti. Il processo comincia: Radamès viene accusato d’aver tradito la patria, d’aver disertato la battaglia e d’esser venuto meno alla fiducia del Re. Egli, tuttavia, rifiuta di difendersi e così viene condannato a essere sepolto vivo. Amneris, nella massima disperazione, maledice i sacerdoti. Le porte della trincea vengono sigillate per sempre. Radamès è legato alle pareti con delle corde, e viene così sepolto in quella orribile tomba senza cibo né acqua.

Nell’oscurità, Radamès ode un gemito e scorge una figura che s’avanza: è Aida, introdottasi furtivamente nel sotterraneo e decisa a morire tra le braccia dell’amato. Aida libera Radamès dalle corde che lo legano, ma i due non riescono a smuovere le porte che sigillano la tomba. Aida, dando commiato al suo passato di schiava egizia, lega a quelle corde il bracciale che Amneris le aveva donato. Ora potrà morire da donna libera, in pace, assieme al suo amato. Radamès e Aida si abbracciano e prendono insieme commiato dalla vita terrena. In cima alle pareti della trincea, Amneris, vestita a lutto, prega Iside per l’anima di Radamès.

Una tempesta e una grande piena del Nilo arrivano a travolgere tutto il letto del fiume e a rompere gli argini, che fino a poco prima erano stati usati come una trincea di guerra. I due amati vengono travolti da quella piena. Passata la tempesta, un piccolo oggetto giunge attraverso le correnti d’acqua fino ad Amneris. È il bracciale che lei stessa le aveva donato in segno di amicizia, quando Aida e Radamès erano ancora in vita.

Personaggi

Aida (soprano)
Aida, la giovane figlia del Re d’Etiopia Amonasro, vive a Menfi, in Egitto. Gli egizi l’hanno catturata durante una spedizione militare contro l’Etiopia ignorando la sua vera identità e ora è da tempo trattenuta contro il suo volere come schiava di compagnia della figlia del Faraone, Amneris. Il suo portamento e la sua educazione parlano per lei: Aida ha una figura nobile e fiera e ben presto, grazie a queste qualità, diventa confidente di Amneris, che arriverà a considerarla quasi una sorella. Nonostante questo, in quanto schiava, Aida non è esentata dallo svolgere mansioni talvolta umilianti. Ad addolcire la sua presenza in Egitto vi è Radamès, un giovane guerriero di cui lei, per sua disgrazia, s’innamora e che a sua volta la ricambia. Questo amore fa sì che in lei viva un grande conflitto. Aida è, infatti, divisa fra l’amore per il giovane egiziano, di fatto un nemico della propria patria, e il padre, che invece vorrebbe renderle la libertà e che arriva addirittura a organizzare un’incursione in Egitto, rischiando la vita di tanti uomini per salvare quella preziosissima della figlia, l’attuale principessa e la futura regina d’Etiopia.

Radamès (tenore)
Radamès è un giovane e coraggioso guerriero egizio che già diverse volte ha avuto modo di dimostrare in battaglia tutto il suo valore. Non a caso, nonostante la giovane età, egli viene nominato dal capo dei sacerdoti Ramfis (per mezzo dell’oracolo di Iside) comandante supremo delle schiere egizie. In qualità di guida dell’esercito egli dovrà lanciarsi in battaglia e sconfiggere le armate degli invasori, gli Etiopi. Radamès non smentirà il proprio valore ritornando vincitore dalla battaglia: egli viene così incensato da tutti e proclamato eroe della patria. Tuttavia, segretamente Radamès covava anche un altro desiderio oltre alla gloria ottenuta per meriti militari. E cioè quello di sposare la bella Aida, giovane schiava etiope al servizio di Amneris. Impulsivamente, non curandosi degli impedimenti che dividono la loro unione, Radamès tenta di far leva sullo spirito del Re d’Egitto per ottenere la liberazione di Aida dalla schiavitù e il permesso di sposarla. Ma non ha fatto i conti con Amneris che, a sua volta innamorata di lui da lungo tempo, capta il sentimento che intercorre fra i due e tenta di porre un freno alla loro unione.

Amneris (mezzosoprano)
Amneris è la figlia del Faraone, il Re d’Egitto. In quanto tale, ella ha sempre avuto tutto dalla vita: educazione, ricchezze, svaghi… Questi agi l’hanno resa una persona da un lato istruita e intelligente e dall’altro presuntuosa e capricciosa. Da tempo è innamorata di Radamès, giovane e carismatico guerriero egiziano, ora capo delle guardie egizie. Con lui al suo fianco, ella s’immagina un futuro al governo del paese, una volta che il padre le avrà passato le consegne. Nulla sembra modificare questi piani fino a quando, carpendo alcuni segnali sospetti, comincia a scoprire la passione che segretamente intercorre fra il suo amato Radamès e la sua schiava Aida. Amneris vive sin da subito questa passione come un tradimento fatto nei suoi confronti. Con ogni probabilità, infatti, ella stessa aveva confidato alla propria schiava, che considerava quasi una sorella, il suo amore per il giovane guerriero. Inoltre, non comprende come Radamès possa innamorarsi di una schiava e non di lei, che è addirittura la figlia del Re d’Egitto. Per questi motivi, non accettando questo rifiuto e questo tradimento, si abbandonerà completamente alla gelosia che genererà in lei forti sentimenti d’odio.

Il Re (basso)
Il Re d’Egitto, o Faraone, è la massima carica dello stato egiziano. Poiché nell’Antico Egitto il Re veniva considerato un’incarnazione di una divinità sulla Terra, egli doveva necessariamente mostrare un carattere stabile, autoritario e talvolta duro. Questo carattere, necessario per la guida di un paese, si è allo stesso tempo mostrato troppo rigido nel contesto dell’educazione della figlia, che non a caso ha ereditato da questi una certa intransigenza d’animo. Assetato di conquista, da lungo tempo persiste in un’assurda guerra contro l’Etiopia per il controllo dell’intera area adiacente al Nilo, dagli egizi considerato un fiume divino, un dono del cielo. Tuttavia, è proprio questo suo atteggiamento belligerante a portarlo a consegnare ai propri figli e al proprio popolo un mondo dominato dalla guerra e dall’odio invece che dalla pace e dell’amore. Nonostante egli sia dotato di una certa impassibilità e imperturbabilità dei sentimenti, talvolta sa mostrarsi anche magnanimo e accondiscendente con chi è in grado di ottenere i suoi favori (come, per esempio, avviene con Radamès).

Ramfis (basso)
Ramfis è il capo dei sacerdoti e, dunque, la seconda carica dello stato egizio. In quanto capo dei sacerdoti, non è solo impegnato nell’espletamento delle funzioni religiose, ma spesso prende decisioni politiche per mezzo degli oracoli che gli comunicano i voleri dei Numi, ossia delle divinità del cielo. Per questo motivo si può immaginare che sia lui, in realtà, la vera guida dell’Egitto. Non a caso egli mostra sempre, nei suoi atteggiamenti, oltre a una grande solennità, anche una rigidità e un’imperturbabilità anche maggiori di quelle del Re. Anzi, talvolta egli considera che il Re sia troppo molle e magnanimo, caratteri che non fanno altro che indebolire lo Stato e “porgere pericolosamente una guancia” al nemico. Per queste ragioni, spesso si mostra come una voce fuori dal coro, come per esempio quando Radamès chiede la grazia e la liberazione di tutti gli schiavi etiopi. Liberazione a cui, come ovvio, egli si opporrà fermamente.

Amonasro (baritono)
Amonasro è il Re d’Etiopia, ma è anche un valoroso guerriero e un amorevole padre. Durante il duetto con Aida fa precisamente riferimento al ricordo della madre di Aida, che possiamo immaginare defunta. Rimasto solo a educare la figlia, deve averla molto amata e deve averla protetta ed educata con molta attenzione, data la sua futura vita da Regina. A differenza del Re d’Egitto, egli è probabilmente un Re più magnanimo. Tuttavia, se chiamato in causa, non esita a lanciarsi per primo in battaglia per difendere il proprio popolo e la propria terra, o per salvare la propria figlia, suo malgrado ridotta in schiavitù come bottino di guerra. Forse sogna un mondo migliore, libero dalla guerra, ma ciò che conta per lui è anzitutto la giustizia e la pace per il proprio popolo e la propria famiglia. Per questo motivo non comprenderà la passione di Aida, per lui un grave presagio di grandi sofferenze e sventure, e anzi si scontrerà con lei osteggiando questa passione e cercando di imporre alla figlia il proprio volere razionale. E, cioè, quello di ridonare la libertà e una patria a sua figlia.

Messaggero (baritono)
Il Messaggero è un soldato semplice con il ruolo di inviato del Re nelle regioni di avamposto e di confine egiziane, dove imperversa la guerra. Come la famosa figura del maratoneta Filippide, egli giunge di corsa alla corte egizia per dare l’annuncio della guerra (in questo caso non vinta, ma appena riaccesa fra Egitto ed Etiopia). Lo immaginiamo come un grande atleta, in grado di percorrere velocemente (in soli 10 giorni) i più di 600 km che dividevano l’antica Tebe, appena invasa dagli etiopi, dall’antica Menfi, dove risiedeva il Re. Dopo la notizia cadrà a terra stremato dallo sforzo e verrà soccorso dalle guardie egizie, ma la sua repentinità permetterà alle schiere egizie di far fronte all’attacco organizzando il nuovo esercito comandato da Radamès. Esercito che vincerà in battaglia contro l’Etiopia grazie a un contrattacco degno di una guerra lampo.

Popolo egizio (coro dei ragazzi)
È il coro dei ragazzi in platea e rappresenta il popolo egizio nella sua interezza, fatto di cittadini comuni (civili), soldati, sacerdoti, donne e bambini. Alla maniera dell’antico coro della tragedia greca ha un vero e proprio ruolo all’interno dello spettacolo e replica a quanto accade sulla scena  dando consigli, esortando, festeggiando, giudicando, e altro ancora, per mezzo dei cori cantati e dei giochi portati a teatro. Grazie al suo ruolo peculiare questo popolo bilancia la storia intima dei protagonisti con scene di massa, per l’appunto corali, rendendo lo spettacolo estremamente movimentato e compartecipato da tutti. Vestono attributi egizi, nella forme di capi di abbigliamento come copricapi egizi e lance, amuleti, ecc. a seconda del “compito” che hanno nei vari momenti dello spettacolo.

Guardie, sacerdoti e schiavi etiopi (mimi)
Sono i ruoli comprimari dello spettacolo, non cantati e non parlati, e vengono rappresentati da mimi, danzatori e attori che via via danno vita alle diverse figure qui elencate, animando la scena.

Note di Regia

Più di tremila anni fa l’Egitto era una potenza mondiale in grado di sovrastare il mondo con il proprio esercito. Le guerre per il totale controllo del nord-Africa e del territorio adiacente al Nilo erano all’ordine del giorno, soprattutto contro l’Impero Ottomano, di cui l’Etiopia era una provincia importante. Uno scenario non troppo diverso da oggi, insomma, visto che le guerre, ovunque nel mondo, sembrano non essere mai passate di moda.

Ci vuole coraggio per fare una guerra, per difendere la propria terra dall’attacco del nemico. Anche nella storia di Aida c’è una guerra combattuta con coraggio contro il nemico. Eppure il tema principale di quest’opera non sembra essere davvero la guerra. L’argomento che interessava raccontare al nostro Verdi, di cui quest’anno festeggiamo i 200 anni dalla nascita, sembra essere un altro… E cioè l’amore! L’amore che scocca fra Aida e Radamés, i protagonisti di questa storia, ma anche l’amore che prova Amneris per lo stesso Radamés (un amore difficile perché non ricambiato).

A ben guardare, ci sembra che in questa storia il vero coraggio risieda proprio nella capacità di amare qualcuno. Infatti, il coraggio di amare è molto più importante in un mondo dove tutti quanti son solo capaci di combattere e lottare. Aida e Radamés sono i più coraggiosi di tutti in questa storia, perché non sono amanti normali, ma speciali. Aida, infatti, è figlia del Re d’Etiopia ed è ridotta schiava al cospetto della figlia del Faraone d’Egitto, Amneris. Eppure nessuno sa chi sia lei veramente, tutti pensano che sia una normale ragazza etiope, di umili origini. Radamès, invece, è un giovane guerriero e il futuro capo dell’esercito egizio, ed è colui che vincerà in battaglia proprio l’Etiopia, riducendo schiavo anche il padre di Aida, Amonasro. Questi ragazzi, dunque, non solo sono di due stati sociali diversi, ma sono anche figli di due popoli diversi, con diverse culture e, per di più, in lotta fra loro. Sono due nemici, insomma. Allora ci sembra che sia questo il vero coraggio: Il coraggio di amare il diverso!

È questa la lezione di vita più grande che quest’opera ci dà e quella che dobbiamo raccontare noi: l’accettazione del diverso, il coraggio di amare qualcuno a dispetto di quello che ci dice il mondo intorno a noi, anche se questo ci viene dipinto come uno straniero e quindi come un nemico da combattere. Perché tutti questi sono pregiudizi che ci impediscono di conoscere davvero una persona e ci nascondono invece la vera bellezza che sta dietro ogni incontro e che è in ognuno di noi.

Al contrario, se uno è in grado di non farsi condizionare e di seguire invece il proprio cuore riuscirà a conoscere un giorno un amore come quello di Aida e Radamès: un amore in grado di cambiare le loro vite senza che loro stessi se ne accorgano; un amore in grado di sfidare qualsiasi regola, qualsiasi legge e qualsiasi guerra.

Ci è sembrato che questo amore travolgente avesse la stessa potenza di un fiume in piena. Così, è questa la metafora che abbiamo deciso di usare per raccontare questa storia. E ci è apparsa subito una metafora bella perché, come tutti quanti abbiamo studiato a scuola, le piene del Nilo sono sempre state distruttive, ma dopo il loro “passaggio” hanno anche generato nuova vita, hanno permesso di coltivare la terra circostante. Come dice lo storico Erodoto, l’Egitto è il “dono del Nilo”, perché lungo tutto il suo corso la terra è fertile, mentre dove l’acqua non giunge resta il deserto. Per questo il Nilo veniva venerato come un fiume magico, divino, in grado di contrastare la siccità e il deserto proprio come l’amore è in grado di contrastare la guerra e donare nuova vita e nuova speranza a tutti.

Così, è vero, Aida e Radamès alla fine moriranno a causa delle loro scelte “controcorrente”. Per perseguire il loro amore si metteranno contro alla loro società e ai loro padri, terribili e immutabili nell’animo. Si prenderanno le proprie responsabilità e alla fine decideranno di lottare contro questo mondo di odio e violenza e di dare la propria vita per perseguire le proprie idee d’amore. Ma proprio come ci viene raccontato nell’antico libro dei morti (il testo sacro egizio che veniva sepolto assieme ai defunti per proteggerli e aiutarli nel loro viaggio verso l’aldilà), le anime attraversano il fiume divino nell’oscurità della notte e, nell’eterna lotta del bene contro il male, combattono per far sì che il Dio Sole risorga di nuovo al mattino. È per questo che Aida e Radamès hanno lottato: per donarci la luce, per illuminarci la via da seguire!

E noi? Noi possiamo imparare dalla loro storia e non ripetere più gli stessi errori che da tremila anni l’uomo compie… E possiamo insegnare a tutti, prima che sia troppo tardi, il coraggio di accettare e amare il prossimo. Sempre!